Vignetta del giorno

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sabato 24 marzo 2007

La mafia, oggi, secondo me.



La mafia è l'esasperazione della prepotenza e dell'arroganza del Siciliano medio, che sconfina nell'illegale spesso disconoscendo le leggi e l'autorità genitrice, facendosene beffa ed assumendo come virtuoso l'infrangerle.
Non è possibile, infatti, tracciare facilmente il gradiente che separa un mafioso da un siciliano arrogante e prepotente, se non per il vissuto delittuoso e maculato del primo.
Pur essendo, tuttavia, diffuso il fenomeno mafioso, o forse sarebbe meglio parlare di "mentalità mafiosa" (in cui coabitano omertà-prepotenza-avidità), non mancano quanti Siciliani conducono una vita onesta evitando collusioni con la malavita, quanti restano sublimine e quanti sublimano la loro mafiosità nel piccolo.
Sta di fatto che la mafia di vecchio stampo, sanguinaria e bombarola si sta attenuando nella fenomenologia, ma resta sempre attiva in settori lucrosi, al nascosto dai riflettori: racket, appalti, edilizia, droga, prostituzione sono campi di maggiore e redditiva dedizione.
Tramontati i padrini di Corleone, adesso sta rimpinguando le giovani file affinandosi e specializzandosi (probabilmente adesso usa email al posto dei pizzini...), ma non per questo la si può dichiarare esaurita o estinta. Allo stato attuale il silenzio è rappresentativo di benessere e di prolificità indisturbata degli affari.
Anche se i rami principali sono stati potati, resta pronta a ricrescere su un tralcio profondamente radicato e saldo nella "matrice" Sicilia.
L'unico modo per uccidere questa Fenice, è scardinarla dal di dentro, ossia scardinare la civiltà dell'arroganza e della prepotenza che fa da background culturale (spesso unita alla miscela esplosiva di ignoranza e stereotipìe), e che purtroppo è figlia di una trasmissione atavica da far risalire, molto probabilmente, alla dominazione araba ed alla profusione di memi orientali nella Sicilia medioevale. Il termine mafia infatti probabilmente deriva da Mā Hias, "spacconeria", che sta in relazione con la spavalderia mostrata dagli appartenenti a tale organizzazione (da Wikipedia).
Ancora oggi, momento globalizzante ed omogeneizzante, questi memi tentano di resistere ma con difficoltà e, sembrano, destinati con rassegnazione a lasciare il posto alla genuinità dei giovani siciliani che nel frattempo sono cresciuti con il tatuaggio del sangue indelebile dei Martiri della mafia, rimbalzato migliaia di volte nei loro occhi, finalmente motivo di vergogna, e non più di vanto, di orgoglio spavaldo come il vecchio status mafioso riusciva a far credere, "plagiando" le malleabili menti dei giovani siciliani del dopoguerra; giovani siciliani che per studio o lavoro hanno abbandonato la Sicilia, si sono confrontati con tante realtà diverse e con quello che pensa il mondo della Sicilia, ritornando (in molti casi sì, in moltissimi no) e portando un soffio di aria fresca su un suolo arso troppe volte.
A loro è dedicata la speranza di un futuro sicuramente migliore, ma forse sempre lento rispetto alla "carovana" italiana; quanti altri eroi ci vorranno perchè lo Stato italiano si occupi veramente delle regioni più deboli ed in difficoltà?
Un giorno la mafia sparirà completamente, lasciando come cicatrice la delinquenza fisiologica di qualsiasi altro luogo abitato del mondo.

4 commenti:

ignipott ha detto...

il post sulla mafia nel blog di un siciliano ci vuole sempre! Lo metterò anche io prima o poi...ah!
grazie per l'idea della musica!

Dave ha detto...

Ho vomitato questo post dopo una puntata registrata di Blu notte - misteri italiani, in cui ho rivissuto tutta la storia contemporanea della mafia siciliana...
Bella l'idea della musica eh?
Io ho preso da te l'idea del sondaggio! ;-)

mario ha detto...

E' proprio come scrivi tu anche se credo che la spacconeria sia ancora un fenomeno estremamente negativo della globalità e della inevitabile conseguenza sulle fragilità di molti esseri umani.

Dave ha detto...

Per Mario.
Hai colto nel segno, posso vedere due tipi di FRAGILITA': la fragilità umana di fronte alla facilità del guadagno che, con poca fatica, è alla base di ogni attività illecita umana tesa a trovare le scorciatoie.. E noi Italiani, soprattutto al sud, siamo maestri in questo, aggiungici la "prepotenza" tipica dei caratteri meridionali.
L'altra fragilità è dei "vasi di terracotta", intendiamoci, nessuno di noi è nato per fare l'eroe, nè ha voglia di farsi sparare, per cui molti, anche nolendo, si piegano alle richieste prepotenti del criminale, non denunciando, non vedendo, non sentendo, facendosi gli affari suoi perché così "campi cent'anni".
Ma se vogliamo cambiare l'Italia (?) non possiamo cedere a questa fragilità, dobbiamo combatterla, dalla semplice raccomandazione, alla collusione politica, all'ergere la testa (tutti insieme uniti) contro il muro del quieto vivere.
Come diceva Falcone: "...perché una società vada bene [...] basta che ognuno faccia il proprio dovere."